L’impegno delle università per gli studenti fragili

Tra le tante attività a cui l’Agenzia nazionale di valutazione dell’Università e della ricerca (Anvur) è chiamata, particolare importanza assume quella di analisi e valutazione della qualità e dell’efficacia dei servizi offerti delle Università italiane ai propri studenti, compresi quelli più fragili. In un questo contesto è stata apprezzata necessità di disporre di informazioni sui bisogni formativi individuali e sul contesto nel quale operano gli studenti universitari portatori di disabilità e di disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), sia per assumere decisioni atte a promuovere, in un’ottica inclusiva, il consolidamento e il miglioramento delle politiche adottate, sia per promuovere il successo formativo di tutti gli allievi attraverso il conseguimento del titolo di studio e quindi l’occupazione.

Le indagini compiute dall’Agenzia, in stretta collaborazione con la Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità (Cnudd), svolte nel periodo luglio-ottobre 2020 e che hanno coinvolto 90 atenei statali, non statali e telematici hanno consentito non solo di acquisire dati quantitativi di grande interesse dal punto di vista statistico, ma anche di verificare l’incisività degli sforzi in atto e delle azioni delle diverse istituzioni coinvolte per l’attuazione delle politiche inclusive, indispensabili in una società civile.

Lo scorso 4 maggio, l’Agenzia ha organizzato una presentazione pubblica dei primi risultati alla presenza della ministra dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa e della ministra per le Disabilità Erika Stefani. La rilevazione, nuova non solo per l’Agenzia (che non si era ancora spinta su questi temi) ma per il sistema universitario del nostro Paese, ha consentito di evidenziare il numero complessivo gli studenti e le studentesse con disabilità e Dsa iscritti nell’anno accademico 2019-20 (36.816) pari a circa il 2% del totale degli studenti (a fronte della percentuale del 5% dei disabili in rapporto alla popolazione residente). Il dato, con tutta probabilità sottostimato (proprio perché non tutti gli atenei lo registrano) evidenzia come la maggior parte degli Atenei (soprattutto del Sud) garantiscono più diffusamente un’esenzione parziale o completa dalle tasse universitarie

Tra gli studenti che fruiscono dei servizi offerti dagli atenei la maggior parte frequenta corsi di studi di area sociale, circa 6.500 studenti, di cui 2.500 Dsa, il 28,7%, frequenta corsi di area scientifica, in questo caso con una prevalenza dei Dsa sugli studenti con disabilità, con oltre 2.800 studenti accreditati (pari al 54,5% del totale). Poco più di un quarto invece gli studenti iscritti a corsi di area umanistica (di cui 36,4% Dsa), che dunque sommati ai 6.500 iscritti ai corsi dell’area sociale, comprende il 62% del totale degli studenti accreditati, in linea con il dato generale sugli iscritti (58%). Meno frequentati, infine, i corsi di area sanitaria, tra i quali si registra una quota più elevata di non deambulanti (Nd) rispetto alle altre aree disciplinari (pari a circa il 36,6%, a fronte di un dato complessivo degli Nd che si attesta al 22,4%).

Lo studio di Anvur indaga anche i servizi dedicati agli studenti e alle studentesse con disabilità e Dsa evidenziando in particolare come quelli di orientamento risultano attivi in 3 atenei su 4 (molto diffuso il sostegno personalizzato su appuntamento, in entrata e in itinere, garantito da oltre il 90% degli atenei), mentre sono meno della metà, invece, gli atenei che effettuano l’orientamento per studenti con disabilità e Dsa presso le scuole superiori.

Per quanto concerne il supporto alla didattica, il 70% circa offre servizi di tutoraggio specializzato e tra pari. Quasi tutti forniscono materiale didattico (libri e altri strumenti in formato accessibile), mentre poco più della metà degli atenei offre servizi di lingua dei segni (Lis) e per la mobilità internazionale (anche qui intesa in senso specifico).

Tra le famiglie di servizi previsti, i trasporti sono complessivamente i meno garantiti (da appena il 28,3%), con prevalenza di servizi per la mobilità interna (45%), appaltati all’esterno (34%), mentre sono pochi gli atenei che mettono a disposizione personale proprio (17%) o che garantiscono rimborsi spese (15%).

Con riguardo alle risorse impiegate (poco più di 11 milioni) i 2/3 provengono dalla quota dedicata del finanziamento pubblico del ministero (Ffo), mentre il restante terzo è garantito direttamente dagli atenei (3,7 milioni). Un terzo delle uscite è assorbito dal costo del personale interno (3,7 milioni), seguito dalla spesa per collaboratori esterni (25% tra le statali, la metà tra le non statali), dagli appalti esterni e dagli interventi per l’accessibilità (24% statali, 10% non statali). Più marginali invece le spese per l’acquisto di tecnologie (complessivamente il 4%, ma pari al 10% per le telematiche) e per le altre categorie residuali (4,7%, quasi esclusivamente da statali).

Nel prossimo triennio l’Anvur intende dar seguito al proprio impegno sull’argomento, dapprima pubblicando un volume specifico dell’indagine (che in parte confluirà nel «Rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca», attualmente in fase di redazione). L’intenzione è facilitare la costruzione di un sistema di raccolta e monitoraggio dei dati. Il coinvolgimento della Cnudd, dell’Istat, dell’Osservatorio nazionale sulla Condizione delle persone con disabilità, delle associazioni per la disabilità e di tutti i soggetti interessati (ivi comprese le istituzioni Afam), consentirà altresì di assumere un approccio attento a tutte le implicazioni statistiche e organizzative sul tema dell’inclusione sociale e della tutela dei diritti degli studenti e delle studentesse con disabilità e Dsa.
Presidente Anvur

Fonte: corriere.it

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